Correva Miguel, fino a che non fu tutto buio

Pubblicato il da Andrea Ballerini

Correva Miguel, aveva la corsa nel sangue e amava il suo paese, l'Argentina, ma l'Argentina dei suoi 25 anni non amava lui e per la sola colpa di amare la vita, una sera è stato preso diventando uno delle migliaia di desaparecidos di cui non si è saputo più nulla. Un giornalista sportivo, anni dopo, ha voluto organizzare una corsa in suo ricordo ed ora la Corsa di Miguel è diventato un appuntamento internazionale per chi ama la corsa e soprattutto la libertà.

L'Argentina, nella sua storia, ha grandi ferite, ma quelle della dittatura militare e dei desaparecidos sono ferite spesso ancora aperte. Miguel Benancio Sanchez era un giovane che amava l'atletica e il suo Paese, ma l'Argentina dei militari non gli ha permesso di continuare a correre come avrebbe voluto e soprattutto a essere un uomo libero. Fu portato via una notte e scomparve come tanti in quel buio momento della storia argentina. A lui è stata dedicata una corsa, "La corsa di Miguel", che ora è un appuntamento mondiale per tutti gli appassionati e per ricordare questo ragazzo che amava la vita, la corsa e il suo paese.

La storia di Miguel Benancio Sanchez è stata 'scoperta' da un giornalista sportivo italiano, che ha pensato di realizzare un evento che oltre a ricordare questo giovane atleta, diventasse un appuntamento in più per affermare i diritti individuali e la libertà. È nata così 'La corsa di Miguel', che in breve tempo ha raccolto sempre più appassionati e che oltre a svolgersi in Argentina, si corre anche negli Stati Uniti, in Spagna e in Italia.

Miguel era nato a Bella Vista nel nord dell'Argentina, dove sono molti i campi di canna da zucchero, campi nei quali ha lavorato anche lui prima di andare, raggiunta la maggiore età, a Buenos Aires. Lavorava duro, ma riusciva a coltivare la sua grande passione, l'atletica. Correre lo faceva sentire bene, lo faceva sentire libero. Era un sacrifico che non sentiva e si allenava la mattina e la sera. Seguiva la politica, ma non era il centro della sua vita. Correre e scrivere poesie, quello sì era la sua vita. Le gambe per correre le maratone, le dita per scrivere dei versi poetici, come “Per te atleta” che la Gazeta Esportiva di San Paolo pubblicò pochi giorni prima che un gruppo di persone lo prese, gli bendò gli occhi e da quel buio non uscì più.

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