La rivoluzione del poncho di “Taita Obisbo”

Pubblicato il da infolatinos

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In un periodo storico dove gli indigeni erano considerati come fossero semplici oggetti di scambio, piuttosto che come animali da soma, si sviluppa l'opera evangelica di, vescovo cattolico ecuadoriano, che nella zona del Chimborazo, la più alta cima delle Ande ecuadoriane, dove la situazione della schiavitu’ nei confronti degli indigeni era estrema, Monsignor Proaño inizio’ la sua opera e il suo lavoro per dare un senso alla vita di questi uomini e ridare loro la disgnità di essere umani.

Nato nel 1910, nel piccolo paese di Sant’Antonio de Ibarra nella provincia dell’Imbabura nel nord dell’Ecuador, Leonidas Proaño, diventa sacerdote nel 1936, quindi nel 1954 viene ordinato vescovo di Riobamba, 'ruolo' che ricoprirà  fino al 1985. Come vescovo inizia così, nella sua diocesi, la regione ecuadoriana con la più alta percentuale di presenza indigena, la sua missione e lotta perchè venissero riconosciuti i diritti di questo popolo, così come l'accesso alla vita pubblica e politica. Un lavoro, il suo, che lo porta ad essere chiamato "il vescovo degli indios". Indios che cominciano a conoscere quest'uomo che si presentava loro con i  con i suoi “zapatos de charol” (scarpe di vernice) e col suo poncho rosso. Ben presto per gli indios diventa “Taita Obisbo” ossia il Papa Vescovo.

Il vescovo Proano si rese conto presto della condizione inaccettabile in cui viveano gli indios del suo paese, ma non comprendeva come la stessa Chiesa non facesse di più, a volte quasi nulla, e allora fece lui qualcosa mettendosi contro i latifondisti e i poteri economici e politici, ma anche contro cenrte figure della Chiesa stessa, tanto che il Vaticano lo considerava un prete rivoluzionario e in fondo la sua era una vera rivoluzione, quella di voler cambiare le cose e ottenere la libertà di essere uomini, un diritto assoluto.

Adolfo Perez Esquivel, pacifista argentino insignito del premio Nobel per la pace 1980, propone monsignor Proaño come candidato per l'edizione del premio del 1986. Nel 1988, anno della sua morte, “Taita Obisbo” inaugura il Centro di formazione delle 'misioneras indigenas' e costituisce la Fundaciōn pueblo indio del Ecuador. Nell'agosto di quell'anno, dopo una lunga malattia, muore a Quito, ma viene sepolto nella piccola ed umile località di Pucahuaico ai piedi del vulcano Imbabura, dove il vescovo degli indios riposa accanto ai suoi ragazzi nella cappela fatta costruire proprio dallo stesso Proano. Una cappella che contiene affreschi con personaggi indigeni e lui, il vescovo di Riobamba, seduto in mezzo a loro.

Leonidas Proano è stato pastore e profeta della Nuova Evangelizzazione in America Latina. E' stato un vero cristiano che ha vissuto insieme e per i più poveri, i discriminati e i dimenticati della società, dove un uomo, grazie alla sua fede, ha saputo compiere un processo di rinnovamento, la 'rivoluzione del poncho', che è diventato fonte di ispirazione anche in altre parti del Sud America..


Monsignor Proano è uno di quei sognatori che hanno sempre creduto di poter realizzare il proprio sogno e hanno lasciato un solco nel quale in tanti hanno saputo raccogliere la sua eredità e portare avanti un lavoro, comunque sempre difficile, allora come adesso.

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